Negli ultimi anni, la sostenibilità è diventata un mantra per molti settori economici, e il comparto assicurativo non fa eccezione. Dalle polizze auto “a basse emissioni” agli investimenti ESG, le compagnie assicurative moltiplicano le iniziative green. Ma siamo davvero di fronte a un cambiamento strutturale oppure stiamo assistendo a una nuova forma di greenwashing?
- Il settore assicurativo è davvero “verde”?
- Quando il green diventa marketing
- Cosa chiedere a un’assicurazione per capire se è davvero sostenibile
- Il futuro delle assicurazioni è “impact-driven”
- Conclusione: tra slogan e strategia, la differenza la fa la trasparenza
Il settore assicurativo è davvero “verde”?
Le assicurazioni occupano una posizione strategica nell’economia globale: gestiscono oltre 30.000 miliardi di dollari in asset e hanno il potere di influenzare l’allocazione del capitale. Questo ruolo le rende attori chiave nella transizione verso un’economia a basse emissioni. Tuttavia, una recente indagine condotta da ShareAction rivela un quadro contraddittorio: molte grandi compagnie europee affermano di aderire a criteri ambientali, sociali e di governance (ESG), ma continuano a investire miliardi in società legate ai combustibili fossili.
Quando il green diventa marketing
Il rischio di greenwashing – ovvero presentare come sostenibili iniziative che in realtà non lo sono – è concreto. Alcune compagnie, ad esempio:
- Promuovono polizze green per veicoli elettrici, mentre non modificano realmente la struttura tariffaria per incentivare comportamenti sostenibili;
- Pubblicano report ESG annuali con obiettivi vaghi, senza indicatori misurabili;
- Sottoscrivono impegni net-zero per il 2050, ma senza piani intermedi o audit indipendenti.
Secondo il Rapporto 2024 sul Greenwashing della Commissione Europea, il 42% delle aziende europee che comunicano impegni ambientali non fornisce alcuna prova concreta.
Cosa chiedere a un’assicurazione per capire se è davvero sostenibile
Per distinguere tra greenwashing e impegno autentico, è utile porre alcune domande chiave:
- La compagnia pubblica un report di sostenibilità certificato?
- Sono presenti target misurabili e verificabili su emissioni, investimenti e sottoscrizione?
- Esistono politiche di esclusione chiare verso settori ad alto impatto ambientale?
- È coinvolta in iniziative internazionali come l’UN Net-Zero Insurance Alliance (NZIA)?
Attenzione: alcune grandi compagnie si sono recentemente ritirate dalla NZIA per timore di violare le normative antitrust o per evitare pressioni sui loro portafogli. Questo dimostra che la sostenibilità, se presa sul serio, non è priva di costi reputazionali o finanziari.
Il futuro delle assicurazioni è “impact-driven”
In un contesto di rischi climatici crescenti, l’interesse delle compagnie non è solo etico: eventi estremi, incendi, alluvioni e siccità stanno facendo impennare i costi dei sinistri. Le assicurazioni hanno quindi un interesse economico diretto a promuovere comportamenti sostenibili, sia attraverso la prevenzione che mediante prodotti innovativi.
Tra le tendenze più promettenti:
- Polizze parametriche basate su dati climatici in tempo reale;
- Sconti dinamici per chi riduce l’impronta ambientale (es. uso trasporti pubblici, energia da fonti rinnovabili);
- Partnership con startup green per supportare progetti locali e agricoltura resiliente.
Conclusione: tra slogan e strategia, la differenza la fa la trasparenza
Il settore assicurativo ha tutte le leve per diventare un acceleratore della transizione ecologica. Ma per essere credibile, la sostenibilità deve andare oltre la comunicazione: servono governance, strumenti, trasparenza e accountability. Le aziende che sapranno cogliere questa sfida con coerenza saranno anche quelle meglio posizionate per affrontare i rischi – e cogliere le opportunità – del mondo che cambia.