Nel quadro delle audizioni informali sul Decreto Legge Infrastrutture (DL 73/2025), si è alzata una voce corale da parte di tre attori chiave della transizione energetica italiana: Confindustria, Coordinamento Free ed Elettricità Futura. Le istanze presentate alla Camera convergono sulla necessità urgente di una cornice normativa chiara per l’individuazione delle aree destinate alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili.
- Cos’è il DL Infrastrutture e quali obiettivi per le rinnovabili
- “Zone di accelerazione” ancora poco definite
- Aree agricole e fotovoltaico: il nodo del divieto
- Il ruolo delle aree “minime” e le proposte per semplificare
- Serve un quadro certo e stabile
Cos’è il DL Infrastrutture e quali obiettivi per le rinnovabili
Il Decreto Legge Infrastrutture (DL 73/2025) [ https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/05/21/25G00084/sg ] rappresenta un pacchetto normativo strategico pensato per accelerare lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e digitali in Italia. Tra i suoi obiettivi principali vi è la semplificazione e la velocizzazione delle procedure autorizzative per i progetti di energie rinnovabili, in particolare per gli impianti fotovoltaici ed eolici. Il decreto introduce, all’articolo 13, la figura delle “zone di accelerazione”: aree geografiche selezionate dove gli iter burocratici saranno ridotti e snelliti per favorire investimenti rapidi e consistenti, con l’intento di supportare il raggiungimento degli ambiziosi target europei di riduzione delle emissioni di CO₂ e di incremento della quota di energia verde entro il 2030. Tuttavia, come evidenziato da diversi stakeholder, la mancanza di una definizione chiara e condivisa delle aree idonee per questi interventi rischia di rallentare l’intero processo.
“Zone di accelerazione” ancora poco definite
Il punto focale del confronto è rappresentato dall’articolo 13 del decreto, che introduce misure per velocizzare gli investimenti in energie rinnovabili. Tuttavia, secondo i principali stakeholder del settore, l’efficacia di tali misure rischia di essere compromessa dall’attuale incertezza legislativa in merito alle cosiddette zone di accelerazione. Queste ultime, infatti, sono pensate come sottoinsiemi delle “aree idonee” – ma è proprio su queste ultime che si gioca la partita.
Come sottolineato da Confindustria, è indispensabile partire da una definizione stabile delle aree idonee, su cui costruire l’intero impianto delle semplificazioni autorizzative previste per le zone accelerate.
Aree agricole e fotovoltaico: il nodo del divieto
Un altro tema scottante è quello del divieto, attualmente vigente, di installare impianti fotovoltaici a terra in aree agricole, introdotto con l’articolo 5 del DL Agricoltura (n. 63/2024). La misura è stata recentemente oggetto di ricorso presso il TAR Lazio, che ne ha evidenziato la potenziale incostituzionalità, ritenendola sproporzionata rispetto agli obiettivi europei di diffusione delle rinnovabili.
Confindustria ha chiesto che, almeno nelle aree classificate come “idonee ex lege” dal D.lgs. 199/2021, sia possibile consentire l’installazione di impianti fotovoltaici a terra destinati all’autoproduzione industriale, come soluzione di compromesso tra tutela del suolo agricolo e sicurezza energetica.
Il ruolo delle aree “minime” e le proposte per semplificare
Tutte e tre le associazioni propongono che le superfici già identificate dalla normativa nazionale come idonee (ai sensi dell’art. 20, comma 8 del D.lgs. 199/2021) vengano riconosciute come “aree minime” in cui autorizzare impianti, in attesa di una mappatura più completa da parte delle Regioni.
Il Coordinamento Free ha inoltre suggerito di estendere questa idoneità anche ad aree agricole situate in prossimità di infrastrutture come autostrade e superstrade, quando l’impianto sia destinato ad autoconsumo diretto o condiviso. Inoltre, chiede che le aree industriali siano sempre considerate idonee, a prescindere dalle definizioni regionali.
Serve un quadro certo e stabile
Le osservazioni emerse durante le ultime audizioni parlamentari mettono in luce un’esigenza chiara: il settore delle rinnovabili, cruciale per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2030, ha bisogno di regole trasparenti, coerenti e stabili. La definizione delle aree idonee – e con essa quella delle zone di accelerazione – rappresenta un passaggio imprescindibile per trasformare le intenzioni politiche in risultati concreti.