Ritardi nei pagamenti B2B: la nuova regolazione UE in arrivo (30 giorni) e come prepararsi nel 2026

Nel 2025 Bruxelles ha tenuto alta l’attenzione sui ritardi di pagamento tra imprese. La proposta di Regolamento UE sui ritardi, che sostituirà l’attuale direttiva del 2011, punta a un tetto massimo di 30 giorni per i pagamenti B2B e verso la PA, con interessi e compensazioni automatiche in caso di sforamento. Il Parlamento ha già dato il proprio indirizzo politico; in Consiglio il confronto è ancora aperto, ma il dossier resta prioritario per la competitività delle PMI. Per chi ha Partita IVA, il 2026 è l’anno giusto per mettere a terra contratti e processi “cash friendly”, così da arrivare pronti all’entrata in vigore del nuovo regime.

Cosa prevede il nuovo quadro

L’impianto disegnato dalla Commissione e sostenuto dall’Europarlamento fissa una regola unica e rigida: 30 giorni come termine massimo di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese e verso la PA, con una disciplina che automatizza sia l’interesse di mora sia un indennizzo fisso per i costi di recupero. La scelta dello strumento — Regolamento — significa armonizzazione immediata e uniforme in tutti i Paesi UE, evitando le lacune generate dai diversi recepimenti nazionali della vecchia direttiva 2011/7/UE. Nella visione del legislatore europeo, il tetto ai tempi e l’automatismo delle tutele dovrebbero cambiare la cultura dei pagamenti lungo tutta la filiera, riducendo l’onere oggi scaricato sui fornitori più piccoli.

Dove siamo a novembre 2025: il negoziato UE e i punti caldi

A fine 2025 il Parlamento ha confermato l’indirizzo per il “30 giorni per tutti”, mentre in Consiglio alcuni Stati membri chiedono maggiore flessibilità su settori con catene lunghe o su elementi come pagamenti a stati di avanzamento, patto di riserva di proprietà e gestione delle remissioni degli interessi. Le principali associazioni d’impresa europee, pur dichiarandosi contro i ritardi, hanno espresso preoccupazioni per la limitazione della libertà contrattuale se la soglia fosse rigida in ogni scenario; il confronto politico prosegue, ma la traiettoria resta quella di termini più brevi e tutele effettive per i creditori. In parallelo, documenti e interrogazioni parlamentari del 2025 hanno richiamato il quadro macro: tempi medi della PA ancora elevati in vari Paesi UE, ampia quota di imprese costrette ad accettare termini più lunghi pur di non perdere il cliente, e un sostegno significativo delle PMI alla riforma.

Impatti concreti per Partite IVA in Italia: contratti, cassa e rapporto con la PA

Per chi emette fattura con Partita IVA, il passaggio al tetto di 30 giorni impone di ripensare clausole, workflow di fatturazione e modelli di cassa. Nei contratti B2B diventa centrale la data certa di ricezione fattura, perché su quella si calcolerà il decorso; formule come “fine mese + 60” o “90 giorni data fattura” tenderanno a scomparire o a valere solo nei limiti consentiti dalla norma finale. Per chi lavora con la Pubblica Amministrazione, il futuro regolamento si innesta su un contesto italiano che già monitora i tempi di pagamento tramite PCC e indicatori della Ragioneria Generale dello Stato: il disallineamento tra obbligo legale e prassi effettiva potrà ridursi, ma per i piccoli fornitori resterà essenziale documentare correttamente consegna, collaudo/accettazione e data di esigibilità per rendere esigibile l’interesse di mora.

Sul fronte cassa, le micro-imprese con margini stretti potranno beneficiare di cicli più corti, ma dovranno curare l’allineamento operativo con i grandi clienti (portali fornitori, convalida fatture, contestazioni motivate) per evitare blocchi “tecnici” che spostano avanti la decorrenza. I dati 2025 su Italia e UE confermano che i ritardi restano diffusi in alcuni settori e territori, nonostante un miglioramento tendenziale: segno che il salto di qualità passa da regole chiare e processi interni ben disegnati.

Angolo Lokky: tutele assicurative

La regolazione non sostituisce l’operatività quotidiana. Accanto a contratti più chiari (data ricezione, accettazione esplicita del bene/servizio, penali per ritardi non giustificati, canali ufficiali per contestazioni) è utile affiancare tutele assicurative coerenti con il profilo di rischio.

La Tutela legale consente di gestire diffide, piani di rientro e recuperi senza drenare liquidità; la RC Professionale è rilevante se gestisci per conto dei clienti contabilità, fatturazione o incassi, coprendo errori/omissioni amministrativi che generino danni economici; la Cyber Risk protegge dagli attacchi hacker (come email con IBAN falsi, finti solleciti, “man in the mailbox”).


Il 2026 sarà l’anno per tradurre in pratica il nuovo quadro anti-ritardi: termini a 30 giorni, tutele automatiche e, soprattutto, contratti e processi che rendano esigibile il tuo credito senza frizioni. Lavorare in anticipo—aggiornando condizioni di vendita, portali fornitori e modulistica—ti farà trovare pronto quando il testo entrerà in vigore. Con Lokky puoi affiancare Tutela legale, RC Professionale e Cyber Risk, trasformando una riforma regolatoria in vantaggio competitivo per la tua Partita IVA.