Ho diritto alla NASpI se ho chiuso la Partita IVA?

Chi decide di interrompere un’attività autonoma e tornare a cercare un’occupazione come dipendente può trovarsi a fare i conti con un interrogativo cruciale: posso accedere alla NASpI se ho chiuso la Partita IVA?

La domanda è tutt’altro che banale, soprattutto in un’epoca in cui la flessibilità professionale porta molti lavoratori a sperimentare percorsi misti tra lavoro dipendente e attività autonoma. Tuttavia, la risposta non è sempre univoca e dipende da diversi fattori, tra cui la natura del reddito percepito, l’iscrizione all’INPS e i tempi della cessazione dell’attività.

In questo articolo facciamo chiarezza, con il supporto delle fonti normative e delle indicazioni ufficiali INPS.

Cos’è la NASpI e chi ne ha diritto?

La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità mensile di disoccupazione riconosciuta ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro. È regolata dal D.Lgs. n. 22/2015, ed è destinata a chi ha versato contributi previdenziali negli ultimi anni.

Per ottenere la NASpI servono 4 requisiti fondamentali:

  1. Stato di disoccupazione involontario;
  2. Almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti;
  3. Almeno 30 giornate lavorative effettive nei 12 mesi prima della disoccupazione;
  4. Iscrizione all’INPS con posizione contributiva aggiornata.

È importante chiarire che la NASpI non è pensata per i lavoratori autonomi. Tuttavia, in alcuni casi specifici, chi ha chiuso una Partita IVA può ugualmente accedere a questa indennità. Vediamo come.

Hai lavorato prima come dipendente e poi aperto Partita IVA?

In questo caso, la chiusura della Partita IVA non fa decadere automaticamente il diritto alla NASpI, ma serve verificare la cronologia lavorativa. Se hai cessato un’attività da lavoratore dipendente e nei 4 anni precedenti hai maturato i requisiti minimi contributivi, potresti ancora richiedere la NASpI, a patto che la perdita del lavoro dipendente sia stata involontaria.

La cessazione della Partita IVA deve essere successiva o contestuale al termine del lavoro dipendente. In altre parole, se:

  • hai lavorato come dipendente per almeno 13 settimane nei 4 anni precedenti;
  • hai smesso volontariamente la tua attività autonoma (chiuso la Partita IVA);
  • sei effettivamente disoccupato al momento della domanda,

allora puoi presentare domanda NASpI all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro o dalla chiusura della Partita IVA, se avvenuta dopo (fonte: INPS – NASpI).

Avevi solo Partita IVA? La NASpI non spetta

Chi ha lavorato esclusivamente come autonomo e ha chiuso la propria Partita IVA non ha diritto alla NASpI. Questo perché la prestazione è rivolta unicamente ai lavoratori dipendenti. I lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata (freelance, consulenti, ecc.) non versano i contributi specifici per la NASpI, e quindi non rientrano tra i beneficiari.

La NASpI non è prevista:

  • per i liberi professionisti senza cassa ordinistica;
  • per gli iscritti alla sola Gestione Separata;
  • per i titolari di Partita IVA che non hanno avuto rapporti da dipendente nei 4 anni precedenti.

In questi casi, l’unica alternativa potrebbe essere il ricorso a forme di assistenza sociale, come il Reddito di Cittadinanza (se ancora attivo o sostituito da strumenti analoghi) o indennità straordinarie in caso di crisi settoriali.

Ho aperto la Partita IVA durante la NASpI: cosa succede?

È possibile aprire una Partita IVA anche mentre si percepisce la NASpI, ma bisogna comunicare tempestivamente l’avvio dell’attività all’INPS, attraverso il servizio NASpI-Com.

L’INPS, in base all’art. 10 del D.Lgs. 22/2015, consente di continuare a percepire la NASpI in forma ridotta se il reddito annuo previsto dall’attività autonoma non supera gli 8.000 euro. In questo caso:

  • va fatta una comunicazione preventiva entro 30 giorni dall’inizio dell’attività;
  • l’importo della NASpI viene ridotto dell’80% del reddito presunto da Partita IVA.

Nel caso in cui il reddito superi la soglia, la NASpI viene sospesa o revocata. In alternativa, si può scegliere di richiedere in un’unica soluzione la liquidazione anticipata della NASpI, utile per chi vuole avviare una nuova attività in proprio. Maggiori info su: INPS – Anticipo NASpI.

In sintesi: quando la NASpI è compatibile con la Partita IVA (e quando no)

Hai diritto alla NASpI solo se hai svolto un lavoro dipendente con regolare versamento dei contributi nei quattro anni precedenti alla richiesta. La semplice chiusura della Partita IVA non dà accesso automatico all’indennità, a meno che tu non abbia interrotto un’attività da lavoratore subordinato e soddisfi i requisiti minimi (almeno 13 settimane di contributi e 30 giorni di lavoro effettivo nell’ultimo anno).

Se, invece, hai lavorato esclusivamente da autonomo, senza rapporti da dipendente, la NASpI non spetta, poiché non hai versato i contributi necessari (quelli da lavoro subordinato).

Puoi comunque:

  • richiedere la NASpI anche dopo aver chiuso la Partita IVA, se prima eri un dipendente e ora sei disoccupato;
  • aprire una Partita IVA mentre percepisci la NASpI, a patto di dichiarare il reddito previsto e rimanere sotto la soglia di 8.000 euro annui (in questo caso, l’importo dell’indennità viene ridotto);
  • chiedere la NASpI in anticipo in un’unica soluzione, se vuoi avviare una nuova attività autonoma.

In ogni caso, è fondamentale rispettare i tempi, fare le comunicazioni corrette all’INPS e, se possibile, farsi seguire da un consulente. Questo ti aiuterà non solo a non perdere il diritto all’indennità, ma anche a valutare eventuali coperture assicurative in una fase professionale così delicata.

 

Chiudere una Partita IVA non è, di per sé, causa sufficiente per ottenere la NASpI. Ma se il lavoratore ha alle spalle un’esperienza da dipendente con contributi validi, la cessazione dell’attività autonoma può ripristinare il diritto all’indennità, a patto che vengano rispettati tempi e requisiti.

La conoscenza dettagliata delle normative è fondamentale per non perdere l’accesso a un sostegno economico potenzialmente vitale. E in un periodo di transizione o riposizionamento professionale, può fare la differenza anche una buona assicurazione contro infortuni, malattia o interruzione forzata del lavoro, soprattutto per chi intende riaprire una Partita IVA o tornare nel mondo del lavoro con formule ibride.