Per anni le aziende hanno imparato a diffidare delle email sospette. Oggi però una parte crescente degli attacchi informatici segue una strada diversa: non cerca di ingannare le persone, ma sfrutta credenziali già compromesse.
È il fenomeno del credential stuffing, una tecnica che permette ai criminali informatici di tentare automaticamente milioni di combinazioni di username e password provenienti da precedenti violazioni di dati.
Cos’è il credential stuffing
Quando una piattaforma online subisce una violazione, le credenziali degli utenti possono finire in database illegali che vengono successivamente rivenduti o condivisi.
Il problema nasce quando le stesse password vengono riutilizzate su più servizi.
Un account personale compromesso può diventare la porta d’accesso a sistemi aziendali, piattaforme cloud, software gestionali o caselle email professionali.
Perché le PMI sono particolarmente esposte
Le piccole e medie imprese spesso ritengono di non essere un obiettivo interessante per i cybercriminali.
In realtà gli attacchi automatizzati non fanno distinzione tra grandi e piccole organizzazioni.
I software utilizzati dagli attaccanti verificano automaticamente migliaia di accessi ogni minuto, individuando quelli che funzionano.
Non serve essere una multinazionale per subire un incidente.
Quando non arriva nessuna email sospetta
Uno degli aspetti più insidiosi di questo rischio è che non esiste un messaggio da riconoscere o un allegato da evitare.
L’accesso avviene utilizzando credenziali corrette.
Dal punto di vista dei sistemi, l’utente sembra legittimo.
Questo rende più difficile individuare tempestivamente l’intrusione.
I segnali da non sottovalutare
Alcuni indicatori possono aiutare a identificare un accesso non autorizzato:
- accessi da località insolite;
- modifiche inattese alle impostazioni degli account;
- regole automatiche create nelle caselle email;
- richieste di reset password non richieste;
- attività fuori dagli orari abituali.
Le misure più efficaci
Per ridurre il rischio è consigliabile:
- utilizzare password uniche per ogni servizio;
- adottare password manager aziendali;
- attivare l’autenticazione multifattore;
- monitorare gli accessi ai sistemi critici;
- verificare periodicamente eventuali esposizioni di credenziali.
Un rischio che riguarda anche la continuità operativa
Una compromissione delle credenziali può avere effetti che vanno oltre il furto di dati.
Gli attaccanti possono bloccare account, alterare comunicazioni aziendali o utilizzare l’accesso ottenuto come punto di partenza per ulteriori attacchi.
La protezione delle credenziali rappresenta oggi uno degli elementi più importanti della strategia di cybersecurity di qualsiasi organizzazione.
Per molte aziende il vero problema non è il phishing che arriva domani, ma la password riutilizzata che è stata rubata mesi fa.